Microdecisioni

Una proposta di matrimonio, una giovane vedova inglese ospite in una villa di amici e le colline di Firenze.

All’apparenza ci sono tutti gli ingredienti per una piacevole lettura romantica, magari con qualche cliché. Le cose però cambiano se le proposte di matrimonio diventano due nel giro di poche ore e se un terzo uomo decide di porre fine a suoi giorni proprio nella camera da letto della protagonista. Con buona pace delle trame scontate.

In Villa (titolo originale Up at the Villa) di W. Somerset Maugham è un romanzo breve che ho acquistato attratta da quanto veniva promesso nella quarta di copertina in cui si parla di “macchine narrative i cui meccanismi funzionano come gli ingranaggi di un orologio”. Proprio così.

invilla

La storia si dipana nello spazio di appena quarantotto ore durante le quali Mary, giunta a Firenze dalla piovosa Inghilterra per decidere cosa fare del proprio futuro, comprende di sé stessa più di quanto abbia fatto nella sua intera esistenza.

Del resto a volte ci vuole un passo falso, un comportamento inatteso anche a noi stessi per essere obbligati a guardarci dritti dentro, senza scampo.

Mary è bella, lo è sempre stata e lo ha sempre saputo. Come molte donne belle impara a gestire questa sua qualità fin da piccolissima in modo molto razionale e con poca vanità. Ma basta un’ attimo e l’effetto della sua bellezza sugli altri le sfugge di mano con effetti drammatici.

E’ così per tutti. Ci sono istanti nel corso della vita in cui non si prendono delle vere e proprie decisioni, non ce n’è il tempo materiale. Fai una cosa perché ti sembra che in quella precisa azione sia racchiuso il significato della tua intera esistenza. Solo a distanza di anni si riesce a valutare se è davvero stato così.

A me è capitato quella volta a quindici anni quando mi sono buttata in piscina tutta vestita per dimostrare che avevo carattere. Mi rendo conto che non sia un gran colpo di testa, ma in quel momento mi sembrò di avere in mano tutta la mia vita. E comunque, a parte una gonna da buttare e un raffreddore (era ottobre), non ci furono molte altre conseguenze.

Mary invece deve immediatamente fronteggiare gli effetti di quanto ha fatto seguendo l’esaltazione di un attimo. E qui entra in gioco la macchina narrativa promessa. I motivi di suspense si accavallano e ti spingono fino all’ultima riga senza alcuna caduta di tensione. Happy ending garantito e Dio salvi il Re.

Ma poi tutte quelle microdecisioni prese in una frazione di secondo, sono davvero solo dettate dall’istinto? O piuttosto sono una specie di crepe improvvise nelle nostre vite ben organizzate da cui sprizza fuori la luce che abbiamo dentro? Tutto dipende da quello che succede dopo, dai rischi cui ci si è esposti e dagli eventuali riassestamenti dovuti di solito al caso.

Perché noi, poveri umani in carne e ossa, a differenza di Mary, non possiamo certo confidare nei perfetti meccanismi di W. Somerset Maugham: è già molto se ci tengono d’occhio il Caso, il Destino o, nei casi più fortunati, la Provvidenza.

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